Nell’articolo precedente ho affrontato il rischio di chi, dopo un incidente in autostrada, scende dall’auto e resta in carreggiata. Qui mi occupo di una dinamica ancora più amara, perché nasce da un gesto generoso: fermarsi a prestare soccorso.
Il caso: si era fermata per aiutare ed è stata investita
Notte, pioggia, tratto autostradale rettilineo e privo di illuminazione, traffico scarso. Un furgone tampona un camper. Il camper urta il muro di contenimento sulla destra, attraversa la carreggiata e si arresta di traverso sulla corsia di sorpasso, con le luci posteriori distrutte. Il furgone si ferma una dozzina di metri più avanti, sulla corsia di marcia, con le quattro frecce accese. Nessuno dei coinvolti è ferito seriamente.
Poco dopo arrivano due automobilisti. Fanno la cosa giusta: passano oltre l’incidente e si fermano più avanti, in corsia d’emergenza, con le quattro frecce. Poi però tornano indietro a piedi, lungo la carreggiata, per raggiungere i coinvolti. Constatato che stanno tutti bene, si avviano verso le proprie auto.
In quel momento sopraggiunge un autoarticolato. Il conducente si accorge del camper fermo a luci spente solo a breve distanza: frena, sterza a destra, lo colpisce comunque, urta il furgone e lo spinge in avanti fino all’auto dei soccorritori, ferma in corsia d’emergenza circa 60 metri oltre. Uno dei soccorritori vede il mezzo arrivare, grida per avvisare la moglie e scavalca il guardrail: si salva. La moglie, rimasta accanto all’auto in corsia d’emergenza, viene travolta e riporta lesioni gravissime. Nella stessa sequenza perdono la vita due persone coinvolte nel primo urto.
Il primo incidente aveva prodotto danni ai mezzi e nulla di più. Il secondo ha colpito esclusivamente persone che si trovavano a piedi, sulla carreggiata o in corsia d’emergenza.

Il secondo urto in numeri
Dagli atti risultano tracce di frenata dell’autoarticolato lunghe circa 30 metri e una velocità all’urto con il camper ricostruita in circa 64,5 km/h, ricavata dagli spostamenti post-urto. A ritroso, la velocità di marcia prima della frenata risulta di circa 87 km/h. Da questi dati si ricavano le grandezze che descrivono quanto tempo e quanto spazio ci fossero per evitare l’urto.
1. Conversione delle velocità
v0 = 87 km/h = 24,2 m/s · vi = 64,5 km/h = 17,9 m/s
2. Decelerazione media sulle tracce
a = (v0² − vi²) / (2 · sf) = (24,2² − 17,9²) / (2 · 30) ≈ 4,4 m/s²
3. Spazio percorso nel tempo di reazione (tr = 1,0 s, valore adottato dalla ricostruzione)
sr = v0 · tr = 24,2 · 1,0 ≈ 24 m
4. Distanza di avvistamento
D = sr + sf ≈ 24 + 30 = 54 m
5. Tempo tra avvistamento e urto
t = tr + (v0 − vi) / a = 1,0 + (24,2 − 17,9) / 4,4 ≈ 2,4 s
6. Spazio che sarebbe servito per fermarsi
sa = sr + v0² / (2a) = 24 + 24,2² / (2 · 4,4) ≈ 24 + 67 ≈ 91 m
7. Velocità massima compatibile con l’arresto entro 54 m
v · tr + v² / (2a) = D → v ≈ 17,8 m/s ≈ 64 km/h
Il dato che conta, per chi è a piedi, è il quarto e il quinto: il conducente ha potuto vedere l’ostacolo a poco più di 50 metri e, da quel momento, sono trascorsi circa due secondi e mezzo prima dell’urto. Lo spazio necessario per fermarsi era quasi il doppio. Chi si trovava sulla carreggiata o in corsia d’emergenza aveva lo stesso margine di tempo, senza sapere di averlo.
Perché nemmeno la corsia d’emergenza è un posto sicuro
Davanti a un ostacolo improvviso la reazione istintiva è sterzare verso lo spazio che appare libero, e in autostrada quello spazio è spesso a destra. Nel caso descritto la geometria non lasciava alternative:
- tra il camper e il furgone restavano circa 12 metri in lunghezza e 2 metri in larghezza, mentre il complesso veicolare era lungo circa 17 metri e largo 2,5. Il passaggio sarebbe stato possibile solo a passo d’uomo;
- la corsia d’emergenza era larga circa 2,20 metri, cioè meno della larghezza di un mezzo pesante;
- un veicolo che urta un mezzo fermo lo spinge in avanti: il furgone è stato trascinato fino all’auto dei soccorritori, decine di metri più avanti.
La corsia d’emergenza serve a togliere il veicolo dalle corsie di marcia, non a sostare a piedi. Quando un mezzo sbanda per evitare un ostacolo, è proprio lì che finisce.
Ogni veicolo fermo è un ostacolo in più: il caso del pullman
In un altro caso che ho analizzato, di notte, un pullman con 37 passeggeri a bordo percorre a circa 80 km/h una curva ampia, in discesa e priva di illuminazione. Trova la corsia occupata da un’auto incidentata, sterza per evitarla e ne colpisce una seconda, ferma nell’altra corsia: di colore nero e senza alcuna segnalazione luminosa. L’autista ha dichiarato di non averla proprio vista. Il pullman finisce nella scarpata.
Anche a una velocità contenuta, come quella di un pullman in curva, un veicolo scuro, fermo e senza luci viene percepito quando lo spazio per fermarsi è già finito. Ogni auto che si ferma sulla carreggiata, anche con le migliori intenzioni, aggiunge un ostacolo di questo tipo.
Come aiutare senza diventare la prossima vittima
- Chiama subito il 112, indicando autostrada, direzione di marcia e chilometro, o usa la colonnina SOS. È il soccorso più utile che si possa dare, perché attiva chi ha mezzi e competenze per mettere in sicurezza la strada.
- Fermati solo oltre l’incidente, mai prima, ben dentro la corsia d’emergenza o, meglio, in una piazzola. Un’auto ferma prima dell’incidente diventa il primo ostacolo per chi arriva.
- Quattro frecce e giubbotto prima di scendere, e fai uscire tutti dal lato del guardrail, anche i passeggeri.
- Muoviti solo oltre il guardrail, mai sulla carreggiata né in corsia d’emergenza, e non attraversare le corsie.
- Se nessuno è ferito gravemente, l’aiuto più importante è convincere tutti a mettersi al sicuro dietro le barriere e ad aspettare lì i soccorsi.
- Non contare sulle segnalazioni: quattro frecce, triangoli e lampeggianti segnalano un pericolo, non fermano chi arriva.
Cosa dice la legge
- Art. 593 c.p. – Omissione di soccorso. Punisce chi, trovando una persona ferita o in pericolo, omette di prestare l’assistenza occorrente o di darne immediato avviso all’autorità. Chiamare il 112 è quindi già una forma di assistenza: non serve, e spesso non conviene, avvicinarsi a piedi.
- Art. 189 C.d.S. – Comportamento in caso di incidente. Obbliga gli utenti coinvolti a fermarsi e a prestare assistenza ai feriti, e a porre in atto ogni misura idonea a salvaguardare la sicurezza della circolazione.
- Art. 175 C.d.S. Esclude i pedoni dalla circolazione in autostrada: chi scende dal veicolo vi si trova solo per necessità ed è l’utente più esposto.
- Art. 162 C.d.S. Prevede l’uso del giubbotto ad alta visibilità per chi scende dal veicolo sulla carreggiata o sulle banchine delle strade extraurbane, di notte o in condizioni di scarsa visibilità.
Ing. Mattia Facchini – Ricostruzione cinematica di sinistri stradali, consulenze tecniche di parte e controperizie.
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